Ashraf Fayadh con “Epicrisi”

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Dal quotidiano “il Centro” del 2 ottobre 2019, articolo di Lalla D’Ignazio

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14 dicembre 2019, Roma  alla libreria Griot, un incontro speciale per sostenere la libertà di parola attraverso la poesia di Ashraf Fayadh che si trova in carcere in Arabia Saudita con l’accusa di apostasia per il suo libro.
Ringraziamo la traduttrice Sana Darghmouni, l’editore Hadi Danial, il prof Simone Sibilio, il poeta Hassan Najmi, l’editrice Valeria Di Felice per i loro interventi e soprattutto per la loro vicinanza a chi, come Fayadh, crede nel valore della poesia e nel coraggio di essere poeti.

Poeti per l’infinito, a cura di Vincenzo Guarracino

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Il 7 dicembre 2019, all’Università Popolare di Roma, un bellissimo incontro tra poeti e amanti della poesia per presentare le due antologie “Poeti per l’infinito” e “Lunario di Desideri”, curate dal prof Vincenzo Guarracino. Ringraziamo Valerio Massaroni, Francesca Farina e Mariella De Santis per l’organizzazione, Vincenzo Guarracino per il prezioso e accurato lavoro di selezione e tessitura del progetto editoriale, tutti i poeti presenti tra i quali Guido Oldani, Corrado Calabró, Elio Pecora, Beppe Mariano, Gabriella Sica, Fabia Baldi, Francesco Piscitello, Leopoldo Attolico, Giuseppe Manitta, Annamaria Ferramosca.

Poeta e cantautore. Il cantiere magico di Roberto Kunstler

Poeta e cantautore. Il cantiere magico di Roberto Kunster

di Massimo Ricciuti

Roberto Kunstler è poeta, autore e cantautore. Moltissimi lo conoscono sin da ragazzino, quando ai tempi del Folk Studio divideva il palco con gli già affermati cantautori “adulti” come Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis e molti altri che subito videro in lui un talento sul punto di esplodere. Infatti, pochi anni dopo, si fa notare a Sanremo con “Saranno i Giovani” , tratta dal suo primo album “Gente Comune” che contiene oltre alla title track, che stregò il Folk Studio già a fine anni’settanta anche il brano “Danzando con la Notte e col Vento”, composto nel 1981 e presentato come singolo nel 1984 a Saint Vincent.

Poi la laurea in Storia delle Religioni. Tappa fondamentale e obbligata per un artista come Roberto. Un “ricercatore dell’assoluto”. Oggi, dopo tanta musica e tanti versi composti per sé e per altri (lui è l’autore dei più grandi successi di Sergio Cammariere con il quale è in costante collaborazione nel loro “cantiere”), ecco che con la raffinatissima casa editrice “Di Felice Ed.” pubblica un preziosissimo volume che raccoglie versi composti per canzoni e per poesie accompagnati da schizzi e disegni che fanno da contraltare visivo a stati d’animo e contrappunti della parola. Continua a leggere…

La leggenda di san Giuliano l’ospitaliere, di Flaubert, tradotto da Roberto Michilli

  «Le père et la mère de Julien habitaient un château, au milieu des bois, sur la pente d’une colline…» Comincia così La Légende de Saint Julien l’Hospitalier, uno dei celeberrimi Trois contes di Gustave Flaubert. Roberto Michilli, e non solo lui, lo considera il cuore nascosto di tutta l’opera del gigante di Rouen: a esso ha dedicato decenni di studi che ora confluiscono in questo volume monumentale. Oltre a una nuova traduzione accuratissima, contiene un commento puntuale, un attraversamento di tutte le interpretazioni che del racconto sono state date nei decenni, e molto altro. È un libro che onora la nostra cultura nazionale e anche l’ardimento della piccola editoria, in questo caso della casa editrice Di Felice Edizioni. Ho chiesto a Roberto di raccontare più dettagliatamente questo suo lavoro. Lo farà nei prossimi giorni, ma intanto ecco il testo della quarta di copertina. [Tiziano Scarpa] da ilprimoamore.com

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Il quotidiano “il Centro” del 1° aprile 2019, articolo di Anna Fusaro

 

 

“La misura del cielo” di R. D’Alonzo

LO SPECCHIO DELLA NARRAZIONE E IL VIAGGIO COME ECOLOGIA MENTALE NEL ROMANZO DI ROLANDO D’ALONZO (di Massimo Pamio)

Non per tutti l’esistenza è un’esperienza semplice o gradevole. La paura di affrontare la vita, alcuni l’avvertono così prepotentemente che cercano di liberarsi da quell’assillo, tanto da affidarne il pungolo ad altri, della cui vita divengono partecipi spettatori, estranei alla propria di cui evitano l’impatto per non ridursi come ectoplasmi gravati da un incubo che si ripete nelle forme di una quotidiana vessazione, di una perniciosa condanna.Analoga situazione è quella che coinvolge lo scrittore, il quale, per ottemperare alla sua vocazione, deve necessariamente dar vita a un fantoccio, a un personaggio e sostenerne le vicende, e renderlo credibile, coerente con se stesso, impedirgli passi falsi e contraddizioni, vestirlo ogni giorno e nutrirlo, premuroso nei confronti del suo personaggio così fragile e inconsistente a cui affida la propria capacità di immaginare, istigandolo a compiersi, a essere, a ingrassare a colpi di finzione, in un tortuoso e angosciante percorso. Continua a leggere…

La fuga dalla provincia nel libro di D’Alonzo (di Mario Sammarone)

La partecipazione, politica ma anche sociale. Quasi una rimozione nel panorama contemporaneo, italiano e più in generale europeo. L’esserci, far valere i propri valori e portarli avanti, per superare i meccanicismi ripetuti della realtà omologante e spersonalizzante, se non addirittura banale.

È forse questa una delle chiavi di lettura del nuovo romanzo di Rolando D’Alonzo, “La misura del cielo” (Di Felice edizioni, 2019), ultimo lavoro del prolifico scrittore abruzzese, che racconta, o meglio offre la sua interpretazione delle grandi trasformazioni sociali avvenute in Italia dagli anni Settanta in avanti. Cambiamenti che, specialmente nella provincia e nel centro-sud, hanno portato le vecchie comunità a perdere gran parte della propria identità e delle forze vitali, andando incontro alla crisi economica, allo spopolamento e all’incapacità di inventare un nuovo futuro.

Quello di D’Alonzo, scrittore dal piglio engagé, è un romanzo che presenta molteplici sfumature, con una fitta rete di rimandi letterari e filosofici, da Cesare Pavese alla vita etica di Soren Kierkegaard; e che ci offre, prima di tutto, un grande spunto di riflessione: quale il posto della provincia italiana di fronte ai grandi asset della storia contemporanea? Se pensiamo alla marginalità di alcune aree del nostro Paese, allo spopolamento di interi paesi, pensiamo all’area dell’Appennino centrale, come si possono creare opportunità di lavoro e realizzazione personale per chi decide di continuare a vivere e investitore nel proprio territorio? Continua a leggere…