“L’incendio di Roccabruna” di Angelo Gaccione

gaccione copertina

Alcuni Giudizi

“Ambientati in un vero paese calabrese, ma dal nome inventato di Roccabruna, questi racconti sembrano, per la loro “estremità”, per il loro affollamento o concentrazione di male, rovesciarsi da una verisimiglianza a una inverisimiglianza, dalla realtà alla irrealtà, dalla storia alla favola”. (Vincenzo Consolo)

“I suoi personaggi sarebbero piaciuti a Stendhal, il più mediterraneo degli scrittori francesi. E talvolta si ha veramente l’impressione di leggere il seguito di Cronache italiane. Ma Gaccione ha di suo un tocco di follia in più, o se si preferisce una vena favolistica e leggendaria che fa lievitare smisuratamente le sue storie realistiche”. (Giuseppe Bonura)

“Non leggevo da tempo con questo entusiasmo un libro che mi ha fatto conoscere una scrittura così fosforescente, che di pagina in pagina fa riemergere contenuti del tutto inattesi”. (Eugenio Borgna)

“Devo dire però che la lettura di questi racconti mi ha messo addosso quel meraviglioso “accrescimento di vitalità” che Leopardi riteneva il sigillo della Poesia. Sono bellissimi. Perché sono terribili”. (Roberto Pazzi)

“Per un Autore che ha ormai cinque libri di racconti all’attivo, può dirsi che L’incendio di Roccabruna consolidi uno stile del racconto breve, fortemente concentrato e, nella sua tensione narrativa, memorabile” (Gabriella Galzio)

“Era da tempo che non leggevamo racconti così intensi, emozionanti, coinvolgenti. Questo libro mostra come il genere racconto sia ancora vivo e vegeto nel nostro Paese; Gaccione gli rende onore, gli dà forza, lo rivitalizza.” (Franco Esposito)

“È attraverso eccessi che si traccia la via e la necessità della misura. Così, quelle storie di Roccabruna che del “troppo” paiono tarate, sono un ritorno alla radice prima della nostra ricerca di equilibrio”. (Pino Aprile)

“L’autore dà prova di un’efficace e fervida capacità di tessere trame sullo sfondo della Calabria più profonda, ché il nome puramente immaginario di Roccabruna nulla toglie alla realtà di questa regione bella e maledetta”. (Federico Migliorati)

L’incendio di Roccabruna è un libro che prende il lettore alla gola e lo mette con le spalle al muro”. (Fulvio Papi)

“Un libro straordinario per profondità e valore etico, come hanno evidenziato tutti coloro che ne hanno scritto. (…) Questa narrazione ha avuto in me la risonanza di una tragedia greca, la sua potenza, la sua intensità” (Petronilla Pacetti)

L’incendio di Roccabruna è un libro lucido e tragico. Ma lucidità e tragedia, si sa, sono elementi costitutivi della bellezza”. (Filippo Ravizza)

“A me che faccio la psicoanalista un testo narrativo interessa per la modalità percettiva e stilistica insieme della realtà tipica del narratore. Il testo di Gaccione mi ha interessato per aver proposto soprusi, misfatti, atrocità interni ad una società contadina chiusa, violenta, arcaica, e per averlo fatto con una modalità e uno stile al servizio di una ripetitività coatta dei conflitti tra individui e tra classi, cui gli uomini pare non riescano a sottrarsi”. (Giulia Contri)

“Forse Gaccione, con queste storie estreme, cerca di esorcizzare le sue paure originarie incoraggiando il lettore a fare altrettanto”. (Giorgio Colombo)

“L’autore si esprime con una lingua ricca seppure essenziale, secca e diretta che non si perde in oziose divagazioni letterarie. Sono racconti la cui brevità fulminante permette il raggiungimento d’una tensione estrema”. (Claudio Zanini)

“Con L’incendio di Roccabruna scendi nel medioevo della tua terra: tra disastri, nefandezze, stragi collettive, uccisioni di uomini e cani, atroci ribellioni di animali, animali che stuprano e mangiano uomini, uomini (sia i potenti, sia i sottomessi) che pensano solo a distruggere e a vendicarsi”. (Luigi Bianco)

“I racconti, bellissimi nella loro scarna linearità, con un andamento musicale nella pregnante essenzialità del linguaggio, ricercano nella storia di un piccolo paese del Meridione le radici della violenza dei “vinti” che deflagra negando il diritto di vivere a chi è vittima della fatalistica immobilità del proprio destino fino ad esporsi alle vessazioni e allo scherno dei propri pari”. (Laura Cantelmo)

Questi racconti bellissimi e potenti mi ricordano Verga e Pirandello, ma anche Stendhal. Al di là della materia, la forza di Gaccione risiede nello stile, nel linguaggio, nella forza poetica delle immagini, nella sua sapiente oralità” (Vincenzo Guarracino)

L’incendio di Roccabruna è un libro che prende allo stomaco, un libro che suscita indignazione, ripulsa, ma anche condivisione morale, perché al suo fondo c’è un gridato bisogno di giustizia” (Edvige Vitaliano)

“La scrittura dove a tratti mi è parso echeggiare il conterraneo Strati de Il selvaggio di Santa Venere, vive di contrasti appassionati, talvolta brutali e spietati, e sin dalle prime battute del libro mi è suonato nell’animo un insolito rintocco, un sapore amaro di sole, terra, sudore, un richiamo verso antiche leggi non scritte, atmosfere metafisiche, grottesche, molto spesso favolistiche e non per questo meno interessanti”. (Graziano Mantiloni)

bresciaoggi 13 marzo 2020

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