Antonio Lillo su Pietro Civitareale

Poesia leggerissima quella di Civitareale, di leggibilità e musicalità rare nell’odierno panorama poetico, che riesce con poco – vocabolario mai complesso, versificazione assai nitida – a tirar fuori un mondo di grande respiro e freschezza. Lui, nato nel 1934, è considerato uno dei maggiori poeti abruzzesi. La raccolta, come spesso succede, è quasi tutta costituita da versi indirizzati a un tu che, però, hanno più a che fare con la ricerca di sé che dell’altro. Cartografie di un visionario, infatti, vuole essere soprattutto una raccolta in cui si mischiano nuove e alcune vecchie carte per ridare un po’ il senso di un lungo mestiere poetico. E il titolo stesso è indicativo nell’illustrare la volontà autoreferenziale, o auto-narrativa, dell’opera. Eppure, quello che soprattutto stupisce dei suoi versi è il senso di straniamento temporale che si avverte in tutta la raccolta, che a dispetto di capitoli come «L’inverno dei nostri anni» oppure «Il peso degli anni» oppure Continua a leggere sul sito di Incrocionline

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