Pietro Civitareale su “L’antiriva”

DiFelice-copTra le raccolte di poesia, che ho avuto l’occasione di leggere in questi ultimi tempi, questa di Valeria Di Felice è tra le più suggestive e convincenti; non soltanto per i suoi contenuti, ma anche per la qualità del linguaggio con cui li offre ai suoi lettori: non soltanto, cioè, per quel che dice, ma anche per come lo dice. Il suo dettato poetico poggia infatti su di una costruzione verbale nominalistica e su una modalità di impiego delle risorse retoriche che non rifiutano accoppiamenti lessicali antinomici, ossimorici o sinestetici, né apparati fonologici in cui l’allitterazione, la paronomasia, e perfino la rima, concorrono alla creazione di un verso armonico e disarmonico nello stesso tempo per le sue frequenti spezzature versali e del cantabile. Ma non si tratta di una forma di sperimentalismo linguistico (anche se un certo tasso di sperimentazione è sempre presente nella elaborazione del linguaggio della poesia), bensì di uno spontaneo adeguamento espressivo ad una Weltanshauung nella quale la frantumazione della totalità dell’essere è fortemente sentita e la storicità individuale e collettiva è vista come “inversione” e rovesciamento della sua dimensione spaziale e temporale. Si aggiunga che oggi la poesia in genere deve fare i conti con un momento storico e culturale nel quale gli interrogativi sull’esistenza non sono più appannaggio del sapere umanistico, ma di quello scientifico e tecnologico; non hanno più i colori del mito e dell’utopia, ma quelli della prassi con tutte le sbavature, le difformità, le ambiguità, le mancanze di ideali che questo comporta. A tutto ciò Valeria Di Felice oppone il piglio affermativo e immaginifico del suo verso, la perspicuità, stilizzata ed elegante, del suo dettato poetico, assieme ad una forma d’onirismo d’una folgorante immediatezza emotiva, nel cui ambito tende ad una ricomposizione dell’io frammentato dal dinamismo caotico e irrazionale della realtà, ad una palingenesi dello spirito che attua con le modalità di una drammaturgia dei contrari. Immagini luminose risplendono in questa poesia intrisa di una umbratile tenerezza e di una sottile malinconia, di cui l’approdo in un altrove metastorico è la parola tematica, specchio di un’anima che si consuma nel fuoco vivo delle proprie emozioni e delle proprie insufficienze ad essere. Tuttavia non ci troviamo di fronte ad una monade dalle porte chiuse, ad una poesia notturna del ricordo e del silenzio, ma ad un diario intimo nel quale la parola, quasi ossificata, raggiunge nella sua umiltà quella limpidezza icastica e comunicativa nella quale immaginazione e pensiero si intrecciano, sconfinando l’una nell’altro: All’improvvisato maestro/non credere uomo inverso!/Egli ha un passo/avverso alla china dell’altezza!//Non credere al suo inganno:/la via è una vittoria/che conosce antiche fatiche,/lontane brume di ombre,/pericolosi crinali/dagli incerti gomitoli di strada.//Così, uomo inverso sarai lontano/dall’arresa vela che affoga/nell’acqua in burrasca,/dal relitto suicida/dell’onda in rovina. (pag. 32) Nella parte finale della raccolta il discorso poetico si fa più scarno ed incisivo, assume qualità epigrafiche non senza indulgere ad una certa plasticità, che rende ancora più pregnanti e seducenti i suoi portati semantici. È questa una maniera di esprimersi che pertiene più all’immagine che alla parola, nel senso che il dettato poetico mostra di possedere più le caratteristiche formali di una rappresentazione figurativa che quelle della pronuncia verbale: Bronzo alato che risuona/l’estremità del cielo,/incurvo l’arco all’estro della mano.//Scocco un dardo d’inchiostro/sulla bianca tela,/tempere a secchi/e smilze figure/inchiodate a grucce in bilico/su uno spicchio di luna,/o torsolo di mondo/divorato, invaso/da orde ottuse. (pag. 56) Poesia, dunque, come linguaggio dell’anima, come espressione della ragione e della fantasia; ma soprattutto come cammino verso la verità. Una verità che non risiede nel qui ed ora della quotidianità, ma è tutta da inventare oltre la linea del presente, dopo aver preso coscienza delle inquietudini e delle euforie, delle angosce e delle speranze, degli entusiasmi e delle ferite che l’esistere impone. Del resto, oltre che una forma di riparazione contro le insidie dell’esistenza, la poesia è un modo per relazionarsi con la verità, in quanto il suo destino consiste proprio nell’avverarsi in quella forma scelta per essere. Ed è in questo passaggio che poesia e verità coincidono e la verità ne diventa l’unico criterio di esistenza. Poesia, pertanto, che non ha nulla a che fare con una visione negativa della realtà. Si offre anzi come una ricognizione oggettiva e totalizzante di essa e del ruolo dell’uomo nel divenire del mondo, al di là di ogni connotazione etica o critica. Accanto a spezzoni frastici della negatività e della decezione (“relitti di scialuppe”, “stazioni perdute”, “inaridito ramo”, “acide lune”, ecc.) troviamo infatti isotopie umorali e naturalistiche della positività e dell’ottimismo (“la gemma di future primavere”, “l’euforia della visione”, “nuova foglia di stagione”, ecc.); in un alternarsi di serenità e scoramento, di sicurezza e tremore, di partecipazione e solitudine, ma sempre risolto in una visione disincantata dell’esistenza umana e della realtà delle cose. Tra emozione e impegno conoscitivo, tra sfera della storia ed orizzonte vitale – e con una particolare attenzione alla dimensione naturale -, la poesia di Valeria Di Felice si situa in una falda antropica priva di una caratterizzazione meramente formalistica e del tutto coincidente con la nuda presenza della vita, guardata nel cono rovesciato della sua variegata fenomenologia, nei termini di un rimando ad un ambito prerazionale, quasi una forma di neutralità e neutralizzazione dell’io di fronte alle implicazioni e complicazioni dell’esistere: E alla vita non rispondo:/ho solo cocci e consonanti,/la prigionia di un cerchio/che spezzato, m’attorciglia. (pag. 19)

                                                    Pietro Civitareale

Nota critica tratta dalla rivista semestrale “Capoverso”, n.28 giugno-dicembre 2014.

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