Giovanna Albi su “Un africano caduto dal cielo”

fathiroma2(da Satisfiction) Mentre la nostra vita corre impazzita tra i mille rivoli della frammentazione del quotidiano e manca il rispetto per il pianeta Terra e per l’altro, il nostro vicino, il nostro simile, il nostro amico, travolti da un atteggiamento egotico, in cui anche in punto di morte si ripete in un estremo sussulto :” Io, Io, Io”, c’è chi a questa dura legge della storia non ci sta : si tratta di Fathi Hassan, artista di calibro internazionale, di origine nubiana. Oggi possiamo leggere le sue riflessioni sul senso dell’arte, della vita, della morte, dell’Amore, sulla esistenza di un Dio interiore nel testo Un Africano caduto dal cielo, nella collana “Fili d’erba” diretta da Alessandra Angelucci, critico d’arte, edito da Di Felice edizioni di Martinsicuro (Teramo).

Un africano caduto dal cielo è un testo libero da sovrastrutture mentali, che sono messe a tacere perché sia la libera mano dell’artista a parlare col cuore aperto e il respiro in ansia di dire quelle verità nascoste, che solo un cuore vergine sa cogliere nella loro portata universale. Non pensieri ordinati entro un rigore logico che non appartiene a questo Africano che conosce il deserto e la forza della donna, in una visione matriarcale, ma frammenti di vita vissuta/sognata che tutti insieme compongono un quadro dipinto in punta di penna. Ut pictura poesis, i singoli tasselli restituiscono con intensità il fluire di tutte le cose che si inabissano e si elevano in un canto magico alla vita, una vita da sorseggiare guardando il sole nubiano, con trasparenza e senza infingimenti , quando tutto tace nel deserto dell’anima, laddove il poeta/pittore sente di non appartenere a nulla e nulla gli appartiene. Si coglie sano l’ardimento di cogliere il presente senza nulla dimenticare, tenendo stretto il filo della memoria, che si trasforma nella sua mano di artista in un sogno mai cancellato. Vivere è infatti sognare e vivere in costruzione , con l’alleato inconscio, a cui si affida con fiducia e abbandono il desiderio travolgente di Amore. Perché –dice Fathi Hassan- “ Dipingo sogni…un africano come me/ non pensa ma sogna”. Come si legge nella intensissima nota della curatrice, Alessandra Angelucci, “ E’ così che nasce Un Africano caduto dal cielo: la volontà di chi desidera dare movimento a un ricordo, affinché una pagina bianca diventi ostia sacra da masticare, latte da bere, spazio vuoto circoscritto dalla sabbia e dal mare”. Un testo di chi crede profondamente che dipingere sia “ affidare una domanda al movimento”. L’opera d’arte sta nell’anima prima della sua esecuzione, come queste riflessioni che sembrano davvero “ cadute dal cielo” in uno stato di grazia. C’è tutta , pur nella voluta frammentazione del disegno, la potenza onirica che pervade l’artista in tensione verso l’alto dove si elevano “ le cose integre e il frutto non nega di essere raccolto , per alimentare e nutrire il respiro di Dio”. Non un Dio definito, ma un essere divino che alberga dentro di noi, quando “ decolla la sinfonia dell’anima verso un’infinita compassione”. Quando si vive in uno stato di tale beatitudine, che accosta il pensiero/sogno di Fathi ad una filosofia orientale in cui l’Uno/ Tutto si trova dentro il sapiente / poeta, le immagini sgorgano come da pura fonte, senza un impegno razionale, ma seguendo il proprio istinto creativo:” Tutto ciò che scrivo è senza regole, senza limiti. Appartiene ad un anima comune che vuole raccontare se stessa, per se stessa. E’ il regalo di un silenzio regalato in punta di penna”. Di qui la ricerca del vuoto, tanto temuto da noi Europei, che qui diventa una chance per diventare acqua. Il silenzio pascaliano è la maglia nella rete , l’unica possibilità di vita, in cui si raccoglie l’anima in tensione verso la divina creazione. Agognato il ritorno alle origini, al deserto, dove non ci sono nascondigli, ma purezza trasparente, rassegnazione, compassione, tranquillità, perché la vita e la morte si incontrano nel nulla. La vita troppo breve per contare i giorni, ma come essere egli è “ un alibi creato da Dio per divertire”. Da una parte la persona, storicamente circoscritta, dall’altra l’essere nella sua pienezza che vive il tempo divino primo della sua gettatezza nel mondo. Il poeta / sapiente non teme la morte: sarà contento nella sua solitudine.

L’arte non ha senso se un bambino piange disperazione: questa è una sconfitta umana. L’arte eleva e fa essere migliori come ci ritroviamo all’arrivo del mattino in cui osserviamo con occhi più limpidi una comune farfalla, mentre un aquila in volo ci guida il cammino.

Di aforisma in aforisma, di pensiero in pensiero rimaniamo folgorati dall’intensità del creare, con parole che aprono il cuore, di questo poeta dell’anima che solo affronta la vita anche in mancanza di tutto, anche quando vede il buio , perché sa che questa non può essere la fine del figlio del Nilo. I pensiero lo trascinano lontano, lì, oltre il mare; il respiro manca ma prelude all’alba che certo verrà. Una novità editoriale unica, con traduzione in inglese, un testo da centellinare e introiettare, uno specchio in cui riflettere la propria anima in estatico abbandono e in potenza creativa. Sembrerebbe un ossimòro, ma la forza dell’arte promana involontaria dalla purezza del cuore di uno dei più grandi artisti contemporanei: Fathi Hassan.

Fonte: http://www.satisfiction.me/un-africano-caduto-dal-cielo/

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