Ľudo Zúbek

zubekĽudo Zúbek (1907-1969) è nato a Malacky, una cittadina di provincia non lontano dalla capitale Bratislava, in una famiglia di nove figli. Malgrado le ristrettezze economiche il padre, muratore, riesce a far studiare i cinque figli maschi fino alla maturità. Ľudo, il maggiore, si diploma ragioniere, ma i suoi interess sono altrove, tra le materie umanistiche. Dopo alcuni anni di lavoro in banca gli si offre l’occasione di entrare nella Radio slovacca, appena fondata, e per quindici anni collabora attivamente all’espansione della radiofonia nel Paese. in particolare contribuisce allo sviluppo del dramma radiofonico slovacco con un’attività teorico-critica e con lavori propri. Nel 1947 collabora alla fondazione della casa editrice Tatran, dove rimane come capo redattore fino al 1957, quando decide di diventare scrittore a tempo pieno.
Ha cominciato la sua attività letteraria pubblicando brevi racconti su giornali e riviste. Nel 1938 esce il suo primo romanzo biografico, Ján Kupecký; allo stesso pittore-ritrattista barocco (1667-1740) avrebbe dedicato in seguito il suo romanzo piú maturo, Farebný sen (“Un sogno a colori”, 1965).
Zúbek appartiene ai creatori del romanzo storico-biografico slovacco. Il suo maggior contributo lo ha dato, infatti, nel genere della narrativa storica e, oltre alla narrativa, nelle opere divulgative per i giovani con orientamento storico-culturale. Si è ispirato a vari periodi – dal IX secolo, quando inizia ufficialmente la storia del popolo slovacco, alla conquista dell’america, dalla corte asburgica del seicento all’affermazione del nazionalismo slovacco alla metà dell’Ottocento. Sullo sfondo di eventi storici si muovono personaggi come Ján Jesénius (1566-1621), medico e uomo politico alla corte imperiale di Praga, giustiziato dopo la battaglia della montagna bianca (Doktor Jesénius, 1956); Ľudovít Štúr (1815-1856), il piú importante rappresentante del nazionalismo slovacco (Jar Adély Ostrolúckej – “La primavera di adéla ostrolúcka”, 1957); il missionario domenicano Bartolomé Las Casas (1484-1566), il protettore degli indios agli inizi della colonizzazione spagnola dell’America (Zlato a slovo – “L’oro e la parola”, 1962); un famoso scultore in legno, noto come mastro Paolo, autore del mirabile altare gotico del XV secolo nella chiesa di s. Giacomo a Levoča (Skrytý prameň – “La sorgente nascosta”, 1956), e altri. alcuni romanzi sono stati tradotti in diverse lingue, tra cui in italiano La sorgente nascosta (Sellerio editore, collana «il castello», 1989).
Negli ultimi anni di vita si è dedicato alla saggistica divulgativa per ragazzi, per esempio
sulla città di Bratislava (Moja Bratislava – “La mia bratislava”, 1965) o su scrittori famosi
della letteratura mondiale (Rytieri bez meča – “I cavalieri senza la spada”, 1967). Una delle
opere fondamentali di questo genere nella letteratura slovacca è Ríša Svätoplukova (“Il Regno di Svätopluk”, 1969), ambientata agli albori della storia locale: durante il regno del
principe Svätopluk (871-894) la cosiddetta Grande Moravia raggiunse la massima espansione territoriale, incorporando gran parte dell’odierna slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria.
Muore nel 1969 a Bratislava dopo una breve malattia, lasciando diverse opere in manoscritto.

Per la Di Felice Edizioni ha pubblicato Ostaggi (Collana «Mosaico», 2014).

Dalla prefazione di Elena Zúbková Bertoncini

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